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Durante l’estate 2016 Sabir Network ha promosso, sul territorio ferrarese e bolognese, un processo di analisi e di progettazione partecipata con le Cooperative Sociali di tipo B che favoriscono l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate nel campo della ristorazione sociale. Perché proprio le cooperative sociali? E perchè nel campo della ristorazione?

L’iniziativa mira alla costituzione di un consorzio qualificato che operi per l’individuazione e lo scambio di esperienze e buone pratiche attraverso attività di networking. Scopo principale del progetto è la creazione di percorsi formativi per l’imprenditorialità cooperativistica, destinati agli operatori e ai lavoratori delle cooperative sociali, per promuovere lo sviluppo di modelli economici diversificati che concorrano al superamento della crisi economica e all’incremento dell’occupazione, in linea con le direttive europee.

I percorsi formativi contribuiranno a ridurre il gap tecnologico e di conoscenze tra le cooperative sociali tradizionali e le start-up innovative, fornendo alle prime maggiori competenze e capacità innovativa e comunicativa e legando le seconde alle prime in reti collaborative sistemiche e funzionali allo sviluppo del tessuto economico.

La prima fase del progetto era mirata all’analisi dei bisogni formativi nel contesto ferrarese e bolognese. Abbiamo intervistato oltre 10 enti del Terzo Settore, prevalentemente cooperative sociali di tipo B ma anche associazioni di promozione sociale, per individuare i punti di eccellenza della cooperazione responsabile e per conoscerne gli interessi e le necessità formative per innescare  sviluppo e innovazione. Con un gruppo più ristretto di cooperative che si sono messe in gioco, sono state individuate tre aree di apprendimento prioritarie, rispetto alle quali tutti i soggetti coinvolti dimostrano esigenze e interesse particolari: la formazione degli utenti e del personale svantaggiato; la comunicazione esterna, il marketing e i social media per il turismo sociale; la competitività e l’organizzazione aziendale.

La formazione degli utenti e del personale svantaggiato. Attraverso la nostra ricerca abbiamo riscontrato che le opportunità formative alle quali possono accedere le cooperative sociali emiliano-romagnole sono insufficienti, sempre meno accessibili e inadeguate alle esigenze mutevoli e speciali dell’utenza svantaggiata con la quale si lavora. Le recenti trasformazioni del quadro normativo e istituzionale di riferimento ha reso ancora più difficile il lavoro di coordinamento dell’inserimento lavorativo a livello di cooperativa, motivando la mobilitazione di canali politici di lobbying che, ciò nonostante, hanno raggiunto risultati parziali.

Comunicazione esterna, marketing e social media per il turismo sociale. Le cooperative sociali che si dedicano alla ristorazione e alle attività produttive associate, non sempre riescono a competere in regime di uguaglianza in un mercato in continua trasformazione, nel quale emergono come vincitori i soggetti “non sociali” e dove il profitto è l’obiettivo prioritario. Questa considerazione vale in particolar modo per quanto riguarda la capacità di attrazione del pubblico, la comunicazione esterna e l’utilizzo dei social media, strumenti dai quali non si riesce ancora ad estrarre il massimo potenziale per la promozione delle eccellenze.

Competitività e organizzazione aziendale. Le più recenti trasformazioni del mercato hanno generato un contesto che richiede aziende flessibili e resilienti, con grandi capacità di ristrutturazione interna in pro dell’efficienza, pena la stessa sopravvivenza sul mercato. Ciò nonostante, sappiamo che qualsivoglia ristrutturazione organizzativa d’impresa può avere un impatto considerevole sulla stabilità delle risorse umane e quindi sugli obiettivi di sviluppo di comunità e delle persone, prioritari per una cooperativa sociale. Esistono alternative per aumentare l’efficienza di imprese di persone? Il modello contemporaneo ammette alternative alla mera competizione tra soggetti isolati? Ci si deve per forza accorpare e consorziare per raggiungere le dimensioni e la “statura” delle grandi aziende che dominano il settore?

E nonostante sia opinione di tutti che sì, si debba fare rete, la nostra piccola rete si è sciolta di fronte all’impegno forte da sostenere per remare insieme in una direzione comune. Ma la sfida è lanciata e richiede progetti concreti e sostenibili, che Sabir continuerà a promuovere.

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